Una volta una persona che si chiama Lodovico mi ha raccontato di un suo viaggio in India.
Diceva.
Appena esci dall’aeroporto di Calcutta ti viene incontro una frotta di ragazzini che ti chiedono soldi. Sono talmente malmessi e sorridenti che metti le mani in tasca e in pratica gli dai tutte le monete che hai. Poi ti accorgi che ovunque ci sono questi ragazzini che chiedono soldi. Per strada c’è la gente senza casa, famiglie intere che dormono lì, sul marciapiede, malati e moribondi compresi. Tu non ci puoi credere, ti vengono le lacrime agli occhi e dai soldi a destra e a manca. Dopo qualche giorno cominci ad abituarti e dai meno soldi, solo a quelli messi peggio. Passa qualche altro giorno e hai smesso di fare l’elemosina, tutta quella gente sul marciapiedi comincia romperti le scatole, i bambini che ti si affollano attorno vorresti prenderli a calci in culo. Tempo una settimana e li predi davvero a calci in culo, scansi col piede il disperato senza casa nel quale sei inciampato e magari gli dici “levati dal cazzo!” La situazione non è diversa dal primo giorno, ma il tuo modo di percepirla sì.
Chiamo questo percorso la Sindrome di Calcutta. Esso consiste nel rivestire progressivamente il proprio cuore di una fodera di indifferenza a fronte di una situazione che non puoi modificare, ma forse solo alleviare per una porzione infinitesima.
Col tempo mi sono convinto che la Sindrome di Calcutta caratterizza l’intera nostra esistenza: da giovani, cioè appena usciti dall’aeroporto siamo aperti al mondo, pronti a partecipare ai suoi travagli e de sinistra, mentre alla fine del viaggio, se il viaggio è stato abbastanza lungo, siamo chiusi, indifferenti, incarogniti e de destra.
È un esito fisiologico?
Col passare degli anni ho potuto osservare i miei coetanei mentre, ciascuno a suo modo e da posizioni diverse, si “spostavano a destra”.
E non posso negare di averlo fatto anch’io.
Insomma, sembra che anche nel corso della vita di ciascuno di noi ci sia una sorta di “tempo occidentale”, come lo chiama Joseph Conrad, quando descrive le condizioni atmosferiche tipiche dell’Atlantico settentrionale dove il vento spira prevalentemente da occidente verso oriente, da sinistra verso destra della carta geografica e praticamente si può navigare solo in una direzione.
Si nasce a sinistra e si muore a destra, o comunque più a destra delle condizioni di partenza.
Anche chi da giovane è un destro, di solito lo sarà nell’ala sinistra (vale a dire in quella più generosa e attenta al “sociale”) della destra.
Pochi, che io sappia, i casi di navigazione controvento.
“Il politico” dell’esistenza umana è come il pelo del gatto, puoi pettinarlo solo in un senso.
Perché? Di cosa si tratta? Vediamo.
Si passa da una iniziale stima per il disordine ad un progressivo bisogno, quasi fisiologico, di ordine.
Si passa da un senso di solidarietà e da un fervoroso interesse per gli umili e gli oppressi ad una progressiva indifferenza per la loro sorte e per quella del mondo.
Si passa dalla militanza in formazioni politiche estremiste alla progressiva adesione a forze sempre più moderate.
Si passa dal disinteresse per il denaro ad un progressivo attaccamento per soldi e roba.
Si passa dalla stima per la marginalità ad una progressiva voglia di carriera e potere e di comando.
Si passa da un atteggiamento di esplorazione e apertura sociale ad una progressiva chiusura, al silenzio e al disinteresse per gli altri, per l’incontro, la conversazione, lo scambio e soprattutto per le vicende altrui.
Si passa da un iniziale atteggiamento pacifista e non violento all’indifferenza per il continuo prodursi di eventi bellici: “che si scannino pure, io che ci posso fare?”
Quelli che dicono che “i vecchi sono cattivi”, credo si riferiscano a tutto questo.
Non so perché accada, ma ho constatato che accade, soprattutto agli umani di sesso maschile.
È come se all’inizio fossimo fatti di una sostanza buona e saporita, fresca, che poi piano piano subisce un fenomeno di degradazione e va a male.
Il passaggio dalla generosità all’egoismo avviene in momenti diversi a seconda dell’individuo e di quanto è stata forte la sua adesione giovanile alla “sinistra”.
Il fenomeno di solito presenta scatti, salti di qualità e momenti di instronzimento improvviso, di presa di coscienza che non te ne frega nulla, che ti interessa altro, che vuoi soldi e potere e che il resto si fotta, perché non dipende da te, non è mai dipeso da te, ormai lo sai e quelli che lo pensano ancora ti danno sui nervi, ti sembrano degli imbecilli attardati che credono ancora alle favole, giovani compresi.
Diventa così, per esempio, il nobile liberale Fulvio Imbriani, interpretato da Mastroianni in Allonsanfan (fratelli Taviani, 1974), colto nel momento di passaggio dalle posizioni rivoluzionarie iniziali alla successiva fase di incarognimento, cioè quando capisce che ormai nella vita gli interessa altro dalla rivoluzione.
Esistono eccezioni, anche rilevanti, a quello che descrivo come un quasi inevitabile trend vitale, ma generalmente è proprio così: il vento soffia, chissà perché, in una sola direzione.
Scritto da: tashtego a
19:38 | link |
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