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Nella non-qualità si annida volentieri la verità.
Metti il Nodo di scambio “ferro-ferro”, della Metro A con l’FM3 a Valle Aurelia (è questa la definizione tecnica), un insieme di oggetti che puoi ammirare sia percorrendo il tratto finale di Via Baldo degli Ubaldi, che, nella direzione opposta, da Via Anastasio II.
Le due strade si intersecano malamente di sguincio e l’impalcato del ponte, fatto pochi anni fa si è mosso producendo nell’asfalto di Anastasio II faglie pericolose specialmente per chi se ne viene giù in motorino a tutta manetta.
Se invece sali in moto o in automobile e ti distrai coi manufatti del Nodo, fai attenzione a non volare di sotto su Via B.d.U. che il ponte è in curva: qualcuno è già volato, come ti dice il mazzo di fiori legato al guardrail
Qui, forse nelle intenzioni degli enti preposti, sicuramente in quella dei progettisti, avrebbe dovuto manifestarsi in modo lampante la modernità, essenzialmente come sintassi di ferro e vetro: il Nodo avrebbe dovuto porsi come una cosa nuova e piena di progresso, una cosa ricca e complessa e trasparente, da grande metropoli occidentale, una cosa che non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.
Ed è proprio in questo voler apparire quello che non si riesce strutturalmente ad essere, che il tutto frana nello scrauso e nel provinciale.
Non so se i progettisti della Stazione Metro e di quella dell’FM3, sopra il ponte, siano gli stessi, perché tradiscono “mani” diverse: mentre la prima sembra proprio fantascienza sovietica anni Trenta o Quaranta, la seconda è soltanto un vorrei-ma-non-ne-sono-capace.
Oppure, più benevolmente, un volevo-ma-non-ho-avuto-tempo.
O ancora: cercavo-un-certo-risultato-ma-poi-è-andata-com’è-andata-e-sia-chiaro-che-non-è-colpa-mia.
Ed ecco allora i grandi corpi vetrati pensili, appesi al ponte, coperti di una specie di carta argentata posticcia, a fermare i raggi del sole.
Sulle banchine le pensiline verdi, tutte atteggiate hi-tec, che invece appena piove fanno acqua.
Le scale mobili all’interno che non funzionano, l’aria condizionata che non c’è, o se c’è è rotta, le tristi sistemazioni a terra, che parlano di insormontabili difficoltà di coordinamento, chissà tra chi e chi altro.
I corpi di ingresso alla stazione FM hanno - certamente qualcuno li ha disegnati così - uno strano sembiante da tomba azteca.
La stazione Valle Aurelia, che appartiene ad un futuro sovietico possibile, mai realizzatosi se non qui, ha pareti inclinate anti-graffito, pesantemente bugnate con blocchi di travertino, coperti lo stesso di vernice spray.
Nelle due ore della grande mobilitazione mattutina, masse di gente si aggirano veloci tra fioriere e aiuolette piene di cartacce, muretti bassi.
Tu con loro vorresti che, nelle ore strazianti di spostamento da un punto all’altro della città, almeno ti desse conforto muoverti nella razionalità logica e lucente e pulita di autentici non luoghi occidentali.
E invece hai questo e sai che l’hanno appena fatto.