
Prefazione di Silvia Bortoli
Postfazione di Gabriele PedullĂ
Edizioni Le Lettere
Firenze 2008
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Inizio. Comprare quattro bei carciofi romaneschi, chiatti e paccuti, chiusi come boccioli, con le foglioline apicali ben compresse e strette le une contro le altre. Costano meno di un euro l’uno. Prendere della mentuccia. Andare a casa. Tirare fuori i carciofi dalla busta del supermercato e cominciare a lavorarli con attenzione. Serve un bel coltello che tagli, manico comodo. Prima i gambi, poi le foglie, una ad una finché non compaiono quelle più tenere, gialle e rosso granata. A quel punto via il gambo e via la punta del carciofo. Un taglio netto mezzo centimetro prima della linea sfumata di passaggio dal rosso al giallo. Coi carciofi occorre una certa dose di spietatezza: via le foglie dure senza esitazioni. Poi nell’acqua limonata, perché non anneriscano d’ossido. Tirarli fuori di nuovo, forzarne con le dita le foglie strette tra loro, introdurvi mentuccia, forse aglio, adagiarli a testa in giù nella pentola, assieme ai pezzi di gambo, versare un bicchiere abbondante d’acqua, un po’ di sale e coprire con olio di oliva extra-virgo: chiudere col coperchio e cuocere a fuoco lento per 45 minuti, almeno, fino al consumarsi complessivo dell’acqua, fino allo sfrigolare dell’olio, all’imbrunire delle teste. Fine.