Mario in un commento al precedente post sull’esattezza dichiara quanto segue:
“E' pur vero che queste asimmetrie, queste storture di pareti e di canti e fili di fabbricati, sono legate alla proprietà dei fondi, delle terre e corrispondenti a certe sinuosità o anfratti del terreno, ma rendono, per me questi insiemi di abitazioni più "umani", intendo dire, più corrispondenti alla vera natura (e non alla pretesa) dell'uomo che è variabile, effimera, stramba...
L'uomo rinascimentale ebbe la pretesa (chiamiamola anche presunzione) di raddrizzar la natura, ordinarla, e così dominarla...”, ecc.
Sono in totale disaccordo con questa concezione.
Non lo affermo per polemica.
La geometria è un prodotto, uno dei primi e più evidenti, del lento affermarsi del Principio di Ragione a fronte del caos naturale.
Quando l’uomo assume il controllo geometrico del suo spazio vitale e comincia ad utilizzare un sistema di segni autonomo e riconoscibile rispetto ai paesaggi e alle forme che si danno come naturali, conquista molto di più di un “preteso raddrizzamento” della natura, conquista, come dicono anche i manuali delle scuole medie consapevolezza di se stesso, come un dato distinto da quello naturale.
Ma c’è molto di più: l’uso della precisione geometrica nei manufatti costituisce l’avvento del formato digitale nella costruzione della forma, vale a dire della forma trasmissibile mediante semplici istruzioni verbo-visive.
Per esempio, bastava scrivere che si voleva un quadrato di tot metri di lato, che quell’istruzione poteva essere compresa da chiunque, in qualunque luogo, possedesse lo stesso sistema di misura e la nozione di “quadrato”.
Se ho una sfera in una mano e un sasso nell’altra, posso dire di avere una mano digitale e una analogica.
Perché qualcuno possa ottenere quella stessa sfera, basterà fornirne materiale e raggio.
Ma provate a dare istruzioni verbo visive per riprodurre in formato digitale la forma esatta del sasso e vi accorgerete che è, allo stato attuale delle nostre capacità, praticamente impossibile.
Dovrete usare un formato analogico, cioè fare un calco del sasso.
Di quel sasso, così “naturale” “effimero” e “strambo” non siamo capaci di esprimere matematicamente la forma.
Non disponiamo di un linguaggio simbolico capace di farci comprendere e restituirci la conformazione, cioè la forma naturale.
Sono convinto che l’umanità stia lasciando il Rinascimento.
Ma non sta lasciando la forma per tornare alla conformazione, alla “spontaneità” del Medioevo.
Stiamo lasciando il Rinascimento, perché stiamo transitando verso una sensibilità estetica antiprospettica e caotica.
Ma soprattutto perché cominciamo a disporre degli strumenti adatti per digitalizzare con una certa esattezza la forma naturale.
A questo punto la geometria può diventare, invece che una necessità, un optional.
Ma qui mi manca ancora una definizione passabile del termine esattezza.
Scritto da: tashtego a
17:44 | link |
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